Regina


 martedì, 28 febbraio 2006

Sono in paranoia per il lavoro. il lavoro mi piace, faccio le mie cose e non sbaglio (non vengo mai richiamata ) mi impegno e cerco di farmi i fatti miei. Non mi sbilancio troppo sui rappporti umani, perchè per esperienza ho capito che non serve confidarsi con gli altri e soprattutto non è utile mostrare le proprie debolezze. Cerco di essere simpatica senza essere invadente, con i clienti le cose vanno, parlo e scherzo ma ho sempre la senzazione di stare sulle palle al mio capo. Penso che visto che lavoro bene e non faccio casini non dovrebbero esserci problemi, inoltre con le colleghe ho un rapporto socievole e abbastanza tranquillo.mi domando se sia possibile ovvero se sia discriminante l' antipatia personale nella scelta di tenere o meno una persona. Sono due mesi che faccio questo lavoro e mi piace ancora. non mi annoia a differenza dei centinaia di pomeriggi passati circondati da Le corbusier mancati in vena di rivalsa personale, ed inoltre mi appassiona studiare le materie che lo completano, cercare gli aggiornamenti.Insomma mi piace. Incrocio le dita.

Regina | 22:53 commenti (6)


 lunedì, 27 febbraio 2006

se uno deve scegliere tra dei colori , quale sceglie? Marrone Blu Rosso Sono molto indecisa.

Regina | 23:33 commenti (2)


 domenica, 26 febbraio 2006

Ho vomitato 5 volte in meno di 24 ore, nello stomaco ed in testa ho in contemporanea due gruppi di punk rivali che pogano allegramente.

Una volta ubriacarsi con gli amici di una vita e far casino tutta la notte non era così drammatico.

 

Regina | 19:25 commenti


 domenica, 19 febbraio 2006

 

BIG WEDNESDAY

Regina | 19:49 commenti (4)


 sabato, 18 febbraio 2006

INFINITI


La cosa pazzesca e che le cose,non ci vanno mai bene, perfette come nei film di Frankenheimer.
No le cose vanno bene, benissimo da un lato della bilancia e dall'altro lato si svuotano, si incasinano, salgono, arrivano rapidamente al cielo fino a sbatterci contro, e lì, come degli stupidi, svegliati dalla tonfo e riportati nella ciclicità ci voltiamo.
Scopriamo il vuoto lasciato dal piatto, troppo in alto per essere visibile ai nostri occhi, troppo lontano, troppo in alto.
Ora il problema si divide in varie parti e a loro volta si scindono in varie opzioni .
Fregarsene :
attendendo che, o la bilancia si ristabilisca da sola,o frani miseramente ribaltandoci su un'altro piatto, di un'altra bilancia , di un'altro tavolo di un'altro fruttivendolo, di un'altro pescivendolo, di un 'altro.
Tentare:
il disperato recupero del piatto svuotato.
Ancorato in fondo dell'oceano con un cassaforte di speranze, progetti, desideri, sogni , qualcuno mi può dire come si sale fino al cielo ed oltre a recuperare il lo Zeppelin di vita , di mani che ci hanno formato, come si recupera il tornitore che ci ha modellato lentamente , talvolta involontariamente fino ad oggi?


Regina | 22:37 commenti


 martedì, 14 febbraio 2006

il Male DENTRO Oggi il lavoro mi ha catapultata in un frammento di vita altrui.Munita di macchina fotografica la mia missione era fotografare i quattro angoli interni di un'appartamento il cui proprietario è malato di tumore.Non scrivo stà morendo, un po' per scaramanzia, un po' perchè ultimamente non sappiamo mai esattamente quando stiamo morendo. Ti dicono 6 mesi e schiatti dopo 5 anni, ti dicono 6 anni e il giorno dopo i parenti si scervellano ha trovare una ditta che crema i morti nei giorni festivi. La rassegna fotografica inizia sempre prima di raggiungere l'obiettivo , è preceduta da un percorso fatto di scale e strade che come dei prigioni accompagnano lo spettatore nel museo privato altrui. L'atrio del palazzo era pregno di soffritti e calorosi ragù tanto che, complice una porta dalle mille serrature ma fina come le tagliatelle del discount mi aspettavo una specie di tana priva di aria e incasinata. L'interno invece mi ha subito preso per il non odore.Solitamente quando entri a casa di qualcuno è l'odore che sprigionano quei muri e quelle pareti a colpirci, a dirci ok qui mi sento bene , qui no. Questo appartamento aveva un suo odore ma particolare. sospeso, come se anche la tana attendesse gli eventi, il fato, conscia che l'essenza di questa famiglia potrebbe essere svanita per sempre.Le stanze in un susseguirsi pulito e ordinato mi hanno fatto pensare che qualcuno doveva essere uscito da poco ma prima aveva ordinato e ripulito tutto. Soprammobili, quadri riviste, cavi volanti tutto perfettamente sistemato, una visione scenografica.il bagno sapeva di acqua, la cucina di merendine,il ripostiglio di vernici (che sia un pittore?)la lavanderia di detersivo al sapone di marsiglia. Le camere (due) erano la lamina più aguzza da superare. la prima era la camera del proprietario. un letto matrimoniale ricoperto da un copriletto di fatteze arabe;ecco a cosa servono i copriletti , dopo una gloriosa carriera da nonne vecchio stampo e in camere degli ospiti oramai inestistenti sono diventati feticcio di etnodesign per momenti di attesa. La camera con gli scuri socchiusi mi ha colpito per quell'odore di vecchio e polveroso simile alle case che da piccola profanavo nel mio quartiere, piccole casette abbandonate dove noi scimmiette della via ancora troppo piccoli per scappare motorizzati ma abbastanza grandi per desideralo ci rifugiavamo a fumare e a bere e qualche volta avvinghiarci maldestramente. Le camere non hanno questo odore.Sanno di sesso, piedi, frittata di cipolle, incenso, qualche volta naftalina ma mai di abbandono. L'altra camera era di una bambina o forse una ragazza, una bambina alle pareti e dei piccoli segnali da ragazza sparsi quà e la. Un libro di Filosofia un'astuccio scarabbocchiato, una grammatica di inglese.Forse il padre non è stato avvertito che i bambini crescono , diventano adulti e si nascondono in gruppi dentro case abbandonate a fumare , bere e avvinghiarsi maldestramente. Molto semplicemente è una figlia part-time. mezza da mamma e mezza da papà e il tempo per i genitori si dimezza insieme all'età di quei mezzi figli. Ho finito la mia rassegna ho guardato quella bambina appesa ad una parete ed ho pensato che forse avrebbe approffitato dell'assenza del papà per venire nella mezza casa con l'amichetto a fare "quello", ma forse l'ho fà gia a casa della madre. Che cosa stupida che ho pensato.

Regina | 14:34 commenti (1)


 mercoledì, 08 febbraio 2006

Il Pre63 romano era qualcosa di fenomenale, musica al top, gente al top, magari poter vivere sempre così. VIta di nicchia.

Amo questo lavoro, ogni giorno che passa è un'evento  nuovo, ogni giorno imparo qualcosa di nuovo e mi scopro precisa ed ordinata quando per anni mi sono sentita dare della disordinata/disorganizzata.

Rimango sul mio scoglio, osservo la gente nelle loro barche con interni in mogano affondare lentamente arrampicandosi sulle vele per rimanere più in alto di me.

  Rimango sul mio scoglio.

 

Regina | 18:22 commenti (2)


 venerdì, 03 febbraio 2006

SPQR

IO ME NE VADO a Roma.

Una notte. Mangio un po' di pizza bianca. Metto un paio di ballerine. Un vestitino '60 su misura. Bevo due coke ed un'altra cosa. Accenno qualche passo di danza. Rimangio un  po'  e me ne torno qua.

Magari nel frattempo qualcuno mi ha lucidato il parquet.

Regina | 19:01


 mercoledì, 01 febbraio 2006

Ho  eliminato il   divano , in realtà è stato spostato in camera da letto così  passa la voglia di usarlo e se proprio ti devi buttare da qualche  parte a quel punto conviene buttarsi sul letto.

Liberarmi del divano fà parte della piega menefreghista che ho preso ultimamente :

mi vieni a trovare ? Ti siedi per terra. Magari col sedere mi lucidi un po' il parquet...

Regina | 18:59 commenti

 

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