GOMITOLO DI VITA
Ho un ricordo netto che mi accompagna ancora della mia infanzia al mare.
Un giorno ero con un amico, non ricordo il volto e il nome, ma so per certo che era un'amico, sguazzavamo con quella naturalezza che solo l'ingenuità riesce a darti.Era un di quei periodi che i grandi definiscono nè carne nè pesce, eravamo in acqua ad osservare il mondo che passeggia sulla riva quando lui mi disse una di quelle frase che diventano dei must.Quelli che dopo parecchi anni ritrovi stampate in stracci di cotone esposti all'autogrill.
Siamo legati con un filo a tutte le persone che incontriamo , anche solo con uno sguardo.
Questo filo oggi mi pare troppo lungo ed attorcigliato.
Gira da un lato, torna indietro, cerca di slegarsi e peggiora.
In qualche caso stringe, la più stupida delle cose è tirare, in preda ad un panico di vita.
Più tiri e più lui si chiude, si stringe come una morsa, prima il blu del sangue che tenta invano di passare che litiga fratello contro fratello per quell'unico passaggio, poi il cedimento e l'arto bloccato libera il suo prigioniero.Il filo ne ruba un pezzo lo conserva gelosamente con se.
Qualcuno ci rimane sul campo, il filo stringe troppo sul cuore, nella gola.
Stringe che non riesci a fare nulla , neppure i pensieri riescono a passare.
Tutto si ferma e un muto urla.
Non esiste cura quando il filo è troppo stretto ci vuole calma e pazienza e spesso bisogna togliere qualcosa, Tagliare, strappare ma spesso è troppo tardi per rimediare.
Il filo si è stretto troppo è il nostro momento di soccombere.Morire.

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